Progetto LegalMente

Titolo progetto:
Progetto LegalMente

Classi coinvolte:
classi quarte di tutti gli indirizzi

Docente referente
Sesti Paola

Il progetto rientra nel programmazione dell’Istituto per l’insegnamento di EDUCAZIONE CIVICA ed è in linea con le indicazioni del MIUR. Si propone, infatti, di sviluppare negli studenti una maggiore consapevolezza rispetto ai temi di attualità che riguardano la formazione e la diffusione delle mafie, sia a livello nazionale che a livello locale. Il principio da cui si parte è che l’educazione alla cittadinanza e alla legalità deve avvenire attraverso la conoscenza delle problematiche che sono presenti nella società in cui viviamo, in termini di cause, sviluppi, conseguenze, linguaggi e personaggi.
Gli studenti incontrano testimoni, magistrati, giornalisti, esperti del fenomeno mafioso.
Gli incontri vengono svolti in collaborazione con Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e con il Presidio universitario di Libera – Reggio Emilia “Giangiacomo Ciaccio Montalto”.
Il progetto si conclude con il Viaggio della legalità in Sicilia, organizzato in collaborazione con Libera -Palermo.

eventi 2021

La forza costruttiva della Memoria Viva

La forza costruttiva della Memoria Viva Sono terminati gli incontri di LegalMente 2021, condotti sul filo della memoria e delle memorie.
Dopo una prima parte di introduzione storica, gli studenti hanno potuto confrontarsi con il senso di “fare memoria”.
L’incontro con Margherita Asta è stato svolto a distanza ma, anche attraverso lo schermo, le parole di Margherita sono arrivate dirette, forti e sono riuscite a stimolare l’interesse e la partecipazione degli studenti.

Margherita ha perso la mamma, Barba Rizzo, e i suoi due fratelli gemelli Giuseppe e Salvatore, il 2 aprile 1985 a causa di un attentato, destinato al giudice istruttore del tribunale di Trapani, Carlo Palermo. Margherita aveva 10 anni e questa perdita ha segnato la sua vita come un solco profondo e incolmabile, dal quale però è riuscita a risalire anche grazie all’aiuto di Libera, dei suoi volontari e di Don Luigi Ciotti. Le sue parole hanno ricostruito le vicende di quegli anni, apparentemente così lontani dal nostro presente, permettendo ai ragazzi di inquadrare il lavoro del giudice Palermo, le inchieste per le quali doveva essere ucciso e le ombre che ancora vi sono su tanti elementi non chiari.

Nonostante i diversi processi per la strage di Pizzolungo non siamo ancora purtroppo arrivati ad una definitiva verità giudiziaria. Nel corso di questi anni, pezzo dopo pezzo, si è cercato di ritrovare e ricostruire la verità, ma la fine non è ancora giunta: l’ultimo processo, solo al primo grado di giudizio con sentenza del novembre 2020, ha dichiarato Vincenzo Galatolo, boss dell’Acquasanta (quartiere di Palermo), mandante della strage.

In questi anni però Margherita non si è mai fermata, il suo impegno per mantenere “viva” la memoria della sua mamma e dei suoi fratelli si è diffuso da Sud a Nord. Margherita ha incontrato studenti, ha partecipato a cerimonie, conferenze, manifestazioni affinché la sua storia e quella della sua famiglia diventassero patrimonio di tutti. Perché la memoria deve avere questo ruolo, deve essere un motore per tutti, a partire dalla sofferenza e dal dolore, essa può trasformarsi in impegno sociale e civile, in libertà responsabile.

Così come è necessario, affermava Margherita, ricordare tutte le vittime innocenti di mafia, perché non ci sono vittime di serie A e vittime di serie B. Da qui il senso del 21 marzo, Giornata in memoria delle vittime innocenti delle mafie, un momento in cui tutti coloro che sono stati uccisi dalle mafie vengono chiamati, ad uno ad uno, con il loro nome e cognome. Durante i laboratori con Francesco e Martina, del Presidio di Libera “Giangiacomo Ciaccio Montalto”, questo aspetto è stato più volte ribadito.

La memoria individuale e collettiva, condivisa, attraverso per esempio l’uso di applicazioni informatiche, ha permesso agli studenti di comprendere che essa può diventare strumento per aprirsi al Noi (https://padlet.com/mmanzotti95/h2rvw04z0k0crpvx). E’ stato bello vedere come molti studenti e molte studentesse fossero disponibili a condividere piccoli e grandi pezzi delle loro storie, con la stessa spontaneità che abbiamo riscontrato in Margherita e come in poco tempo, attraverso una pagina Instagram creata per il laboratorio, siano riusciti a trasmettere i loro messaggi e le loro riflessioni (https://www.instagram.com/istituto_d_arzo_memoria/). Il nostro ringraziamento va a Margherita, per la sua testimonianza forte e sincera, per le sue parole di stimolo e di speranza, e a Francesco e Martina di Libera, per il loro impegno quotidiano, per la

collaborazione sempre efficace con la nostra scuola e per la capacità di saper parlare agli studenti di memoria, di criminalità mafiosa, di storie di vittime di mafia, in maniera diretta e spontanea. Lo slogan di quest’anno della Giornata in memoria delle vittime innocenti delle mafie è “a ricordar e a riveder le stelle” e vuole essere “un inno alla vita, allo sguardo verso un orizzonte migliore da costruire insieme, a partire dalla memoria di chi quella vita ci ha lasciato, come un testimone nelle mani di un corridore che deve vincere la gara più importante, quella per l’affermazione del bene collettivo, del bene comune.” (https://www.libera.it/schede-1551 a_ricordare_e_riveder_le_stelle)

eventi 2020

“Ci sono loro, ma ci siamo anche noi”


Questo lo slogan dell’edizione 2020 di NOI CONTRO LE MAFIE, la manifestazione che si tiene ogni primavera a Reggio Emilia e che, in questo particolare 2020, ha una forma anch’essa particolare.

A questa edizione l’Istituto “Silvio D’Arzo” ha dato un grosso contributo, in quanto partner del progetto, in collaborazione con la Provincia di Reggio Emilia, nella realizzazione di alcun video, visibili direttamente dal sito https://noicontrolemafie.net/2020/ .

Scuola e Cultura come veicoli di legalità, di rispetto, di senso civico, di responsabilità: questo è l’impegno che abbiamo preso, come Istituto e come persone, impegno che intendiamo portare avanti, sempre e nonostante tutto.

“Potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita, ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l’animo del saggio, non cadrai mai in ginocchio, ma sempre in piedi!”  Giancarlo Siani

eventi 2019

IO NON TACCIO, perché…ne vale la pena!

IO NON TACCIO! Questo era il titolo della conferenza cui ha partecipato sabato 10 novembre la classe terza A del Liceo Scientifico del nostro Istituto, in Sala del Tricolore a Reggio Emilia. Un evento organizzato dal Movimento Agende Rosse, in collaborazione con Libera e con il Comune di Reggio Emilia. 

Gli studenti hanno incontrato Paolo Borrometi, giornalista ragusano, dal 2014 sotto scorta per aver raccontato la presenza, gli affari e le attività illecite della mafia nelle zone della Sicilia sud-orientale, facendo luce anche su intrecci tra mafia e politica. Per queste sue inchieste, raccolte nel suo libro “Un morto ogni tanto”, ha subito diverse minacce di morte, fino all’ultimo progetto di attentato con un’autobomba. 

Paolo ha raccontato la sua esperienza e il suo lavoro, stimolato anche dalle domande degli studenti sulla paura che lo accompagna e sulla forza che non lo fa desistere. “Cedere alla paura vuol dire perdere per ognuno di noi” dice Paolo, sostenuto nelle sue parole da altri due giornalisti reggiani, Sabrina Pignedoli, vittima anche lei di minacce a seguito delle sue inchieste sulle indagini che hanno poi portato al processo Aemilia, e Paolo Bonacini, mente lucida e attento descrittore di tutte le fasi del processo e della presenza della ‘ndrangheta nel reggiano. 

“Bisogna estirpare la domanda di soluzioni illecite” dice Paolo Bonacini, riferendosi alla recente sentenza di primo grado del processo, dalla quale appare chiaro che “i reati economici sono stati commessi non dai boss calabresi, ma da imprenditori e commercialisti reggiani” rivoltisi alla ‘ndrangheta per portare avanti i loro affari. E’ questa la realtà che noi tutti, e in primo luogo gli studenti, dobbiamo comprendere, cioè le modalità con cui le mafie oggi agiscono e proliferano su territori, solo apparentemente immuni, proprio come si pensava fosse quello reggiano. 

Questo devono avere il coraggio di raccontare i giornalisti, in virtù della libertà di informazioni sancita dalla nostra costituzione. Questo, infatti, continua a fare Paolo Borrometi che aggiunge “non riuscirei a fare diversamente, non riuscirei a non raccontare semplicemente perché questo non può essere un paese che continua ad avere bisogno di eroi, io faccio solo il mio dovere perché ne vale la pena” e conclude rivolgendosi direttamente agli studenti “non smettete di sognare, io sognavo di fare il giornalista e, nonostante tutto, sono un giornalista!” 

Paolo Bonacini, il “Wikipedia” delle mafie

La nostra scuola ha avuto la fortuna di ospitare uno dei giornalisti del nostro territorio che maggiormente si è impegnato nella lotta contro le mafie, seguendo da vicino, documentando e analizzando il Processo Aemilia e le sue conclusioni; stiamo parlando di Paolo Bonacini.

L’incontro si è dimostrato fin da subito un’incredibile occasione per avere un’analisi dettagliata, minuziosa e precisa su diversi aspetti: Bonacini ha esteso il proprio discorso infatti non soltanto al Processo Aemilia, tema principale dell’incontro, ma anche all’intero mondo delle mafie, elaborando un’intelligente presentazione che ha permesso agli ascoltatori di cogliere la capillare diffusione di questa tipologia di sistemi malavitosi non solo in Italia (come piace pensare a molti nel mondo) ma su tutta la Terra.

Il giornalista si è presentato dunque come una sorta di “Wikipedia umano” per quanto riguarda le mafie, paragone che rende ottimamente l’idea data la vastità della conoscenza dell’argomento dimostrata da Bonacini.

La mafia esiste, è presente ed è potente anche nel nord Italia, questo è un dato di fatto.

Da segnalare l’efficacia che ha avuto la scelta del giornalista di conferire al discorso un’impronta pragmatica: infatti, molti alunni si sono detti soddisfatti poiché l’incontro ha consentito loro di vedere materializzato tramite esempi concreti ciò di cui prima sentivano solo parlare, senza però l’adduzione di fatti.

Rodolfo Razzini

3^A liceo

 “Ho agito come ogni essere umano dovrebbe

 

“Mi metto qui in piedi davanti a tutti, così capite dalla mia statura (un metro e sessantacinque scarso) il grande eroe che sono”. 

Così ha esordito Rocco Mangiardi, piccolo imprenditore calabrese che ha avuto il coraggio di dire “no” alla ‘ndrangheta, quando gli è stato chiesto di raccontare la sua storia, lunedì 28 gennaio 2019 presso l’Aula Magna del nostro Istituto. 

Già dall’incipit del discorso il signor Mangiardi ha messo in luce, con una divertente ed autoironica battuta, la propria caratteristica principale: l’umiltà. Sì, l’umiltà. Quella dote notoriamente propria dei grandi uomini, di coloro che non hanno bisogno di ottenere dei riconoscimenti pubblici per sapere di aver fatto e di star facendo ciò che è giusto. 

Non è certo un atto da poco il rifiutare categoricamente di pagare il pizzo, il denunciare, il mettersi al servizio dello Stato per aiutare la giustizia a compiere il proprio dovere. Da quelle parti, si sa, un gesto simile mette a rischio l’incolumità tua e di chi ti sta accanto. Eppure lui non sente di aver fatto nulla di straordinario, anzi, dice di aver agito semplicemente come ogni essere umano dovrebbe. 

“Parlando sinceramente, non sapevo cosa fare. Con la mia famiglia avevo un rapporto stupendo, così decisi di parlarne con i miei figli. Dallo sguardo della mia figlia maggiore capii subito cosa avrei dovuto fare.” 

Da queste parole si capisce come la famiglia sia sempre stato un punto di riferimento, un faro in mezzo all’oscurità per il signor Mangiardi, il quale si è soffermato a lungo sulla spiegazione di come l’istruzione fornitagli dai suoi genitori e il soggiorno a Torino in età adolescenziale siano stati elementi fondamentali per accompagnarlo nella sua scelta di schierarsi dalla parte del bene. 

Ha lasciato quindi intendere che a suo avviso è fondamentale che la sensibilizzazione sul tema della mafia avvenga fin da piccoli, così che i ragazzi sappiano riconoscere e possano mantenersi fin da subito distanti da un mondo così tremendo. “La mafia” riprendendo le parole di Mangiardi “vive di consenso.” È opinione comune e condivisibile che, senza quest’ultimo, la mafia sia un’organizzazione destinata a svanire. 

Proprio per questo oggi l’imprenditore calabrese, oltre a gestire il suo negozio di autoricambi, collabora con l’associazione “Libera” e visita le scuole di tutta Italia per raccontare a giovani e ad adulti la sua testimonianza, che deve essere fonte di esempio ed emulazione per tutti noi. 

Rodolfo Razzini, 3^A liceo 

eventi 2018

“All’estero si dice: – L’Italia è mafia! Gli italiani sono tutti mafiosi! -.
Ma questo progetto c’è stato. Un progetto fatto dagli italiani. Non è che l’Italia sta cambiando?”
Iman, 3^A Liceo

Anche quest’anno gli studenti dell’Istituto “Silvio D’Arzo” hanno partecipato al Viaggio della legalità a Palermo, in collaborazione con Libera – Il g(i)usto di viaggiare. 57 studenti delle classi 3^A Liceo, 3^A e 3^B Iti e 3^A Mat, accompagnati dai loro docenti e dalla Dirigente scolastica, la Prof.ssa Maria Sala, dal 11 al 14 aprile hanno visitato i luoghi della memoria dell’antimafia tra Palermo e provincia. Si tratta del terzo viaggio che viene organizzato dall’Istituto e che costituisce la parte conclusiva del Progetto “LegalMente”, un percorso di formazione che accompagna gli studenti verso l’acquisizione di conoscenze, informazioni e memorie sul tema delle mafie, della loro nascita, della loro diffusione e della lotta contro di esse.

Quest’anno il viaggio è stato inserito all’interno del progetto “Sensate esperienze” che è stato presentato dal nostro Istituto sul bando del FSE “Inclusione sociale e lotta al disagio”, aggiudicandosi il finanziamento. Il Progetto LegalMente è alla sua seconda edizione e quest’anno è stato organizzato in collaborazione con il coordinamento provinciale di Libera – Reggio Emilia. Durante i primi incontri, che io stessa ho condotto nelle classi, ho affrontato con gli studenti alcuni temi generali riguardanti la storia delle mafie, la loro diffusione dal sud al nord Italia e del processo Aemilia che si sta svolgendo presso il Tribunale di Reggio Emilia.
Grazie alla collaborazione con Libera – Reggio Emilia, gli studenti hanno poi avuto la possibilità di conoscere la storia di Marcella Di Levrano, una ragazza della provincia di Brindisi, uccisa dalla Sacra Corona Unita poiché aveva deciso di collaborare con la giustizia, ribellandosi al sistema di controllo del territorio e di spaccio di sostanze stupefacenti di cui lei stessa era rimasta vittima. La storia di Marcella è stata raccontata dalla madre, Marisa Fiorani, che con coraggio e tenacia gira per le scuole affinché la storia della figlia possa essere da stimolo per la crescita e il cambiamento dei giovani.

Le parole di Marisa, semplici, dirette e sincere hanno provocato una profonda commozione nelle ragazze e nei ragazzi che, attenti ed emozionati hanno ascoltato e partecipato con estremo trasporto. “Una donna di estrema semplicità, ma con grande nobiltà d’animo”, così la descrive Luca, studente della 3^A liceo, “ha saputo raccontare con classe e fermezza l’episodio che l’ha colpita nel profondo, tenendo alta la memoria di sua figlia Marcella”. Gaia e Aya, studentesse della 3^A liceo, affermano infatti: “La mamma di Marcella ci ha fatto capire quanto la mafia sia reale, causa ed effetto dei mali che ci circondano quotidianamente, che però possono essere fermati con la nostra volontà e con un forte desiderio di cambiamento.”

La seconda tappa del progetto ha portato gli studenti all’interno del tema “i giovani e le mafie”. Grazie ai volontari del Presidio Universitario di Libera – Reggio Emilia, attraverso un’attività laboratoriale, gli studenti sono entrati a contatto con le modalità di pensiero, il vissuto e le storie di loro coetanei che, per diversi motivi e situazioni, entrano a far parte di gruppi criminali di camorra o ‘ndrangheta, quasi fosse l’unica strada percorribile. Anche in questo caso la partecipazione degli studenti ha contribuito ad arricchire il laboratorio, creando occasioni di confronto, scambi di idee, di immagini e di riflessioni. Come afferma Davide della 3^A Liceo, “ho conosciuto persone impegnate nella lotta alla mafia che mi hanno fatto capire che non è imbattibile, ma che si può combattere con la cultura, il coraggio e la fiducia nelle istituzioni, che in territori come la Sicilia hanno perso la credibilità e il consenso dei cittadini. Spero che altri ragazzi possano vivere quest’esperienza per capire che ciò che sentiamo alla tv riguardo alla mafia non è poi così lontano da noi…è proprio questo ciò che spaventa maggiormente i mafiosi: vedere ragazzi che crescono sapendo cosa sia veramente la mafia.” L’ultimo incontro infine ha visto come ospite Umberto Ferrari, socio della cooperativa Terre Joniche – Libera Terra, di Isola Capo Rizzuto. Umberto ha raccontato la storia della cooperativa, introducendo i ragazzi al tema del riuso sociale dei beni confiscati ai mafiosi, grazie alla legge 109 del 1996, promossa da Libera.

Questo tema risulta particolarmente significativo in questo momento, anche per i giovani abitanti della provincia di Reggio Emilia, visti i numerosi sequestri preventivi avvenuti sul territorio, in seguito ai procedimenti giudiziari in corso all’interno del processo Aemilia. Anche in questa occasione, come nelle precedenti, è stato posto l’accento sull’idea che ogni comportamento è frutto di una scelta e che l’essere cittadini consapevoli passa anche dalla nostra capacità di compiere scelte responsabili e libere da ricatti di ogni sorta. “Questo progetto” affermano Alex e Roberto della 3^A MAT “ci ha permesso di aprire gli occhi su realtà che prima conoscevamo in modo superficiale. Chi come noi non è direttamente immerso in queste realtà pesantemente condizionate dalla mafia, non ha una percezione nitida di come sia difficile vivere mantenendo la propria libertà di scelta. Soprattutto laddove c’è povertà, la mafia trova facile terreno per i suoi interessi, sfruttando il bisogno delle persone e la debolezza culturale”.

L’ultimo momento di formazione è stato, infine, il viaggio in Sicilia, un momento atteso dai ragazzi ma anche dai docenti poiché costituisce la parte sicuramente più intensa del percorso. Gli studenti, accompagnati dai mediatori culturali di Libera, Pippi Salerno, Caterina Pellingra e Gabriele Pecoraro, hanno visitato luoghi fondamentali per la storia dell’antimafia, come la Cantina Cento Passi del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, una cooperativa nata sui terreni confiscati al boss mafioso Giovanni Brusca. Non senza difficoltà, queste terre sono state riscattate combattendo anche contro l’idea distorta di una mafia che dà lavoro e aiuta chi ha bisogno. Sullo stesso tema è stato visitato il Memoriale di Portella della Ginestra, dove il primo maggio 1947 è avvenuta quella che è stata definita la prima strage di mafia nella storia italiana.

L’ultimo giorno di viaggio, sempre guidati dai mediatori di Libera, i ragazzi e le ragazze hanno potuto ascoltare le storie di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Peppino Impastato, nei luoghi in cui queste persone sono cresciute, hanno vissuto le loro vite e compiuto le loro scelte. Sono stati dei momenti intensi quelli a Piazza Magione, nel quartiere della Kalsa, dove Paolo e Giovanni sono nati e hanno trascorso la loro infanzia e a Cinisi, dentro la casa, adesso diventata Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, dove il giovane Peppino (e poi anche la madre Felicia) ha violato il tabù mafioso ribellandosi non solo alle logiche della cosca locale, ma anche al proprio padre, scegliendo quindi la strada della verità, dell’onestà verso se stessi e verso gli altri, e della giustizia. In via D’Amelio, sotto l’albero di ulivo, gli studenti hanno ascoltato la storia di una strage, della seconda strage avvenuta a distanza di poco più di un mese da quella di Capaci; hanno ascoltato quanto fosse difficile la vita di due magistrati che avevano deciso di intraprendere quella strada perché amavano la propria città e avevano scelto di combattere la mafia perché sapevano che poteva essere sconfitta.

Nel silenzio del racconto le ragazze e i ragazzi hanno potuto sentire quanto peso possano avere le scelte che facciamo, piccole o grandi che siano, quanto sia importante guardarsi intorno, con occhi attenti e critici, per meglio comprendere la realtà nella quale ci troviamo a vivere, quanto possa essere difficile, ma anche necessario, abbattere pregiudizi e luoghi comuni, quanto sia indispensabile imparare a pensare che viviamo in una comunità basata su valori di democrazia e libertà che dobbiamo difendere giorno dopo giorno. Ho sentito tante volte dire che la lotta alla mafia deve essere la “nuova Resistenza”.

Io credo che non può esserci una “nuova” Resistenza come se l’altra fosse vecchia, passata di moda e quindi non più utile, credo invece che sia necessaria un’altra Resistenza che vada avanti accanto a quella che si festeggia ogni 25 aprile e che ci permette, ancora oggi, di vivere in una società democratica e libera. Le mafie minacciano questa libertà costantemente e sfruttano le debolezze della democrazia per costruire reti di relazioni basate su diseguaglianza e potere, anche nelle regioni del nord Italia i cui abitanti si credevano immuni da questo male; valutazione errata, come dimostrano le indagini che dal 2012 sono state condotte dalla DDA di Bologna e che hanno condotto all’apertura del processo Aemilia, ormai quasi al termine.

Per questo è necessario, oggi più che mai, soprattutto nei nostri territori, contrastarle anche all’interno delle scuole, dove l’educazione alla legalità non deve essere educazione al vuoto e formale rispetto delle regole e delle leggi, ma deve essere innanzitutto un percorso costante e quotidiano di costruzione di coscienze libere e responsabili, che sappiano scegliere avendo fra le mani gli strumenti corretti, fatti di consapevolezza e cultura. Il progetto LegalMente e il Viaggio della legalità, sono stati pensati proprio in quest’ottica, con questo spirito e con essi si coltiva la speranza che le coscienze dei giovani possano essere stimolate innanzitutto a porsi delle domande e a chiedere risposte.

Le parole di Benedetta, studentessa della 3^A liceo, lasciano ben sperare: “Devo ammettere che prima di questo progetto non ero molto informata sull’argomento delle mafie. Abbiamo ascoltato le storie dei famosi magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, passando poi a Peppino Impastato, che ha operato in una realtà più ristretta, ma in modo sempre attivo e appassionato. Abbiamo poi incontrato uomini e donne che collaborano con Libera, che ci hanno raccontato le loro storie e quella dell’associazione. Sono uscita quindi da questa esperienza soddisfatta, con più conoscenze e più interesse verso l’argomento.” All’inizio del primo incontro con gli studenti, per spiegare il motivo per cui era stato proposto il progetto, ho utilizzato una famosa frase di Paolo Borsellino, che esprime in maniera molto chiara quanto sia fondamentale lavorare sui giovani e con i giovani affinché comprendano che libertà è responsabilità:

“Purtroppo i giudici possono agire solo in parte nella lotta alla mafia. Se la mafia è un’istituzione antistato che attira consensi perché ritenuta più efficiente dello Stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando giovani alla cultura dello Stato e delle istituzioni”

Prof.ssa Paola Sesti I.S.S. “Silvio D’Arzo” Montecchio Emilia

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